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Dall’Angelica alla Temple

Con la mia opera “Il delta di Venere” partecipo alla collettiva
“Dall’Angelica alla Temple”, presso la Gallery of Art – Temple University Rome.
Esposizione a cura di Shara Wasserman.
Finissage: Martedì 15 settembre 2015

Pubblicazione nuovo catalogo

catalogo web

Per chi fosse interessato è disponibile il catalogo

“Alessandro Palmigiani – Nel reale il visionario”
Testi critici e opere dal 2004 al 2014.
Pagg. 40 f.to 21 x 21.

Per richiederlo scrivere a:
info@alessandropalmigiani.com

Nel reale il visionario
IL BEST OF(F) DI ALESSANDRO PALMIGIANI

Ogni volta che con i suoi luminosi sovraccarichi sensoriali Palmigiani innesca l’estasi e gioca con la nostra sensibilità iconica, facendoci fluttuare nella sospensione pneumatica dei suoi dopomondi, si ha la sensazione di aver trovato un meraviglioso rifugio.
In quel reame controintuitivo eppure magicamente disciplinato, dove del transito delle parole non c’è traccia, dove implodono fiori e motori come elastomeri, e lampeggiano incandescenze vegetali e lievitazioni umane, e dove tutto fugge da ciò che è per ricomporsi in ciò che sembra, viene il desiderio di abitare e abbandonarsi, silenziando per un po’ il motore della razionalità.
In quegli squarci atemporali dalle latenze familiari ci si “indova” (direbbe Dante) per chissà quale affettività o sogno taciuti e si torna all’ascolto del se’.
Questo catalogo è un navigatore prezioso, da tenere vicino nel labirintico nientificarsi di tutto; un breviario per la fuga, ma nell’accezione musicale che intende Bach: infinità possibilità di riformulare la melodia dell’esistenza.
Best of(f), il meglio è fuori, pare suggerirci Palmigiani.

Vincenzo Incenzo

2005

Essence

2006

Una-stabile-precarieta

2007

Budda-Bar

2008

Rêverie

Dimensioni / Interiori

Alessandro Palmigiani ci porta in altri pianeti che con le sue elaboratissime foto compone scenari incredibili, dove si vedono città che sorgono in ambienti fantastici sospesi in mari o in cieli improbabili, quasi ricordi dello spazio stellare prima che gli astronauti ci facessero conoscere come realmente è.
Come se fosse uno Steve Spielberg dell’arte, Alessandro Palmigiani opera nelle foto una regia di sceneggiature impossibili che ci trasportano in un altro pianeta, dove tutto può accadere magicamente.
Nelle sue opere si costruiscono scenari surreali, dove tra vegetazioni fantastiche la tecnologia è uno strumento formale, una combinazione irrazionale di oggetti che non sono nemmeno tutti avveniristici, anzi, alcuni sono molto desueti come a testimonianza di una persistente decadenza proiettata nel futuribile. Sembrano racconti di favole per uomini consapevoli, a cui bisogna dare le prove che esistono le tracce di un’altra possibile vita, forse non per marziani ma per noi umani insoddisfatti abitanti della terra…
Un luogo fantastico dove rifugiarsi per vivere senza che la quotidianità ti annienti, un invito a fuggire ma anche un avvertimento di qualcosa di inquietante che potrebbe attenderci.

2009

Marte-Concettuale-#2

2010

Il terzo tempo #1

2013

Tramonto-occidentale

“Toglietemi tutto, ma lasciatemi l’Estasi”

L’artista con questo titolo si è ispirato ad un verso di Emily Dickinson, così come per la poetessa, Palmigiani abbraccia quel concetto: ”L’estasi, ovvero la ricchezza interiore, contrapposta alla vuota esteriorità dei lussi mondani”.

Ma la contrapposizione alla ricchezza interiore non può, nel contesto pittorico a cui ci riferiamo, prescindere dalla memoria di un che di perduto, non soltanto del e nel passato, ma anche nel e del futuro: potremmo dire che l’estasi nella sua vocazione atemporale nasconde la malinconia della perdita, di una impossibilità del futuro, come la coscienza di una frattura mai ricomposta trascinata nel salto di un’uscita irresistibile da sé. E allora ecco che le dimensioni che l’artista rappresenta nelle sue opere sono luoghi primordiali che appartengono all’interiorità umana.

Palmigiani è un cercatore che brama il vero, e lo fa viaggiando in luoghi atemporali dove si palesano leggi armoniche universali, ove certi principi regolano in modo euritmico i rapporti fra materia, energia e coscienza. Difatti, da queste sue ultime opere si desume una forte propensione a narrare la trasformazione planetaria che l’umanità sta attraversando in questo periodo storico: come se l’artista ci inducesse a guardare le visioni dei mistici che ci indicano la strada dell’interiorità per passare oltre i confini dell’ignoto.

Di forte impatto visivo, la poetica che si evince nelle opere di Alessandro Palmigiani è di carattere realistico visionario. L’artista pur usando il mezzo fotografico per esprimersi, dà alle sue creazioni un taglio scenografico e pittorico sia nella forma sia nel cromatismo.

Nell’osservare i luoghi che l’artista elegge, si ha subito l’impressione di immergersi in un mondo sospeso.
Questo timbro estetico è conferito alla composizione fotografica sia dalla sintassi iconografica che alterna volumi a spazi vuoti, dando vita in realtà a reciproche distanze dense di dinamiche tensioni, una forma di equilibrio spaziale sotteso ad un sapiente uso delle proporzioni e della prospettiva; sia ad una ben misurata memoria surrealista dei segni.

Il carattere di questa sospensione apre un rapporto quasi meditativo con l’opera la quale non sembra dare o pretendere soluzioni o giudizi, ma lascia all’occhio contemplante il paesaggio che gli si offre. I colori intensi e al contempo evanescenti delle composizioni, ci conducono in dimensioni oniriche in cui il sogno si inserisce nella cruda materia, come nell’opera dal titolo “Tramonto occidentale” : un elemento rudimentale con ingranaggi meccanici sembra provenire da un passato remoto, forse da una civiltà ormai estinta, aleggia sospeso e si staglia in un cielo muto, il manto floreale che copre il suolo sembra appartenere a specie rare, dalle fogge sconosciute e misteriose.

Rosetta Gozzini

2014

Come-costruire-un-universo-che-non-cada-a-pezzi-dopo-due-giorni